La musicoterapia in gravidanza si rivela uno strumento utilissimo per migliorare la salute psico-fisica della mamma e per favorire uno sviluppo sano ed equilibrato del feto. Numerosi studi hanno dimostrato che l’ascolto di musica e l’emissione di suoni e canti produce numerosi effetti benefici su entrambi, rendendo più dolce sia l’attesa che il momento del parto. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste la musicoterapia e quali risultati è legittimo aspettarsi.
La credenza che la musica sia dotata di poteri terapeutici è antichissima: già gli antichi egizi utilizzavano canti e suoni per trattare disturbi e malattie; i greci credevano che il suono del flauto potesse lenire il dolore. Per molto tempo si è ritenuto che essa dovesse essere inquadrata entro una visione magico-religiosa della medicina. Negli anni cinquanta del ‘900, tuttavia, queste antiche credenze hanno trovato dei riscontri scientifici. Attraverso la misurazione della respirazione, del battito cardiaco e della circolazione, infatti, è stato possibile dimostrare che i suoni agiscono sul sistema neurovegetativo inducendo delle modificazioni fisiologiche.
La musicoterapia considera l’uomo come unità inscindibile di mente e corpo e cerca di stimolare risposte emotive e fisiologiche positive. In altre parole, uno stato di benessere psichico può agire in modo benefico sul funzionamento del nostro organismo e viceversa. La terapia del suono non si basa soltanto sull’ascolto passivo ma promuove anche la partecipazione attiva mediante il canto o l’uso di uno strumento musicale.
La gravidanza rappresenta per la futura madre un momento dolcissimo ma anche una fonte di stress e di ansia. In questa circostanza, la musicoterapia può costituire un valido strumento preventivo capace di aiutare la mamma a preservare la sua salute psicofisica e il nascituro a svilupparsi in modo sano ed equilibrato. È noto, infatti, che gli stati emotivi negativi della madre si ripercuotono sul bambino che porta in grembo, condizionandone il futuro sviluppo e la crescita. La musica, invece, agendo sul sistema neurovegetativo, favorisce la produzione di endorfine, ottimo antidoto contro l’ansia, lo stress e la stanchezza.
Il feto, peraltro, percepisce gli effetti della musicoterapia non solo come riflesso degli stati d’animo materni, ma anche direttamente. È stato notato, infatti, che se la melodia è piacevole e dolce, il bambino reagisce tranquillizzandosi e cullandosi dolcemente, mentre se la musica è troppo dissonante o forte, il nascituro reagisce agitandosi e scalciando. Madre e bambino possono, dunque, avvalersi della terapia del suono per prepararsi a vivere il lieto evento in uno stato di benessere psico-fisico.
La gravidanza determina una serie di cambiamenti fisici e psicologici: una nuova vita si agita nel ventre materno, sconvolgendone le abitudini. La gestante sa che, dal momento del concepimento, l’esistenza di quel piccolo essere è legata alla sua… ma non sa se riuscirà ad essere una buona madre, se sarà capace di affrontare i dubbi, le preoccupazioni, le responsabilità della maternità.
Per questo, la donna avverte la necessità di predisporsi adeguatamente al lieto evento attraverso letture, corsi, esperienze che possano facilitare il momento del parto e prepararla ad una maternità responsabile. In tale contesto la musicoterapia svolge un ruolo importante perché la predispone ad affrontare serenamente la gravidanza e la nascita del suo bambino, insegnandole, nello stesso tempo, ad “ascoltarlo” e ad entrare in sintonia con lui. Attraverso questa pratica potrà apprendere, inoltre, alcune tecniche che si riveleranno utili durante il parto. La musicoterapia non prevede soltanto l’ascolto passivo che, tuttavia, riveste un ruolo importante in quanto favorisce la distensione della donna.
L’ascolto, in ogni caso, deve essere accompagnato da attività di associazione di immagini, ricordi, paesaggi rilassanti a melodie che, ovviamente, saranno lente e rasserenanti e mai troppo disarmoniche o eccitanti. Questa attività potrà essere riproposta anche durante il travaglio. Essa, infatti, aiuta a distogliere l’attenzione della futura madre dalla paura, a gestire ansia e panico, a diminuire la necessità di antidolorifici. È stato dimostrato, inoltre, che un parto sereno favorisce l’instaurarsi di un rapporto felice tra mamma e bambino.
Oltre all’ascolto anche il canto svolge un ruolo molto importante: aiuta la gestante a controllare il respiro e, nello stesso tempo, le insegna a prendersi cura del figlio, dato che la voce materna (e paterna) aiutano il feto a crescere forte e sano. La produzione di endorfine legata al canto, inoltre, attenua nella madre la percezione del dolore.
È possibile, infine, accompagnarsi con strumenti musicali: chi non possiede basi teoriche, potrà scegliere semplici strumenti a percussione con i quali assecondare il ritmo della musica.
È ormai un dato scientifico assodato che il bambino in gestazione non è incapace di provare sensazioni né è inerte ed inespressivo. Al contrario, è stato dimostrato che gli stimoli percepiti in questa fase agiscono profondamente su di lui, incidendo positivamente o negativamente sul suo sviluppo. Il canale privilegiato attraverso il quale il feto entra in contatto con la madre e con il mondo esterno, è rappresentato dai suoni. Il piccolo, infatti, vive immerso in un ambiente caratterizzato da suoni ritmati (il battito cardiaco della madre) e, più in generale, dai suoni interni al corpo della stessa cioè il flusso sanguigno, la respirazione, i rumori intestinali etc. Questi lo stimolano e, nello stesso tempo, lo rassicurano.
Ma il feto può sentire i suoni esterni? La risposta è si. Alcuni studi scientifici, infatti, hanno dimostrato che, sebbene attutiti dalla parete addominale e dal liquido amniotico, i rumori esterni giungono al feto e favoriscono lo sviluppo del suo sistema nervoso. I suoni acuti e gravi, inoltre, agiscono in modo differenziato sulle varie parti del corpicino: i primi stimolano il bambino dai piedi all’addome; i secondi dalla vita alla testa. Il canto paterno e materno rappresentano, dunque, un ottimo sistema per rafforzare il nascituro e per iniziare a prendersi cura di lui prima ancora della nascita. Dopo questo evento, il bambino mostra di riconoscere le musiche ascoltate quando era ancora nell’utero, tranquillizzandosi e addormentandosi più facilmente.
La comunicazione tra la donna e il bambino deve cominciare già prima della nascita. La relazione tra i due, infatti, ha modo di svilupparsi sin dal momento del concepimento. Quando questo accade il parto non rappresenta una cesura netta, perché madre e figlio non devono costruire un rapporto dal nulla. La comunicazione durante la gravidanza trova un canale privilegiato nei suoni che la madre, attraverso il suo corpo o la sua voce, trasmette al bambino. Questo, a sua volta, risponde con i movimenti del corpicino ancora immaturo. La voce materna, ad esempio, ha precise valenze fisiologiche e funzionali ma anche emotive ed affettive. Dal canto suo la mamma impara a percepire le reazioni agli stimoli del figlio, scoprendo in anticipo alcuni tratti della sua personalità. Inoltre si abitua gradatamente a prendersi cura di lui. Instaurare sin da subito un dialogo mamma/figlio garantisce la creazione di un rapporto profondo e sano non appena il bambino verrà alla luce!
La musica più indicata è generalmente la musica classica. Alcuni percorsi prevedono, inoltre, la selezione di brani dotati di una forte presa emotiva sulla madre o perché legati alla sua infanzia o perché rimandano a ricordi ed emozioni piacevoli. Esistono, poi, dei corsi che integrano la terapia del suono con altre pratiche utili ad addolcire l’attesa e a preparare il parto. Di solito la musicoterapia richiede l’ausilio di centri e professionisti specializzati che possono fornire anche un valido sostegno di tipo psicologico. Va da sé, tuttavia, che l’ascolto di musica, il canto e tutte le pratiche sopra descritte si rivelano utili anche se eseguite in casa. In questo caso, i brani possono essere selezionati volta per volta secondo le inclinazioni personali ma è bene sapere che in commercio esistono anche dei cd con percorsi musicali realizzati ad uopo.
Naturalmente, in questi casi, non si può parlare di musicoterapia vera e propria ma si tratta comunque di una sana abitudine che giova alla salute della mamma e del bambino.
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